Il Convitto

La storia del Convitto di Palermo è la storia delle centinaia di studenti, insegnanti, istitutori e rettori che nei decenni, sin dai tempi di Garibaldi, sono cresciuti dentro l’ex Collegio dei Gesuiti lasciando un’eredità affettiva straordinaria.

Il Collegio Massimo dei Gesuiti (1586-1999)


Il Parlamento siciliano, nel 1550, aveva “implorato” il Re affinché chiamasse i Gesuiti per istituire a Palermo un collegio di studi e, l’anno seguente, i primi Padri erano giunti nella nostra città.

I Gesuiti acquistarono alcune case sul Cassaro insieme ad altre costruzioni, le demolirono e il 27 novembre 1586 iniziarono la costruzione di un grandioso edificio destinato a scuole che prese il nome di Collegio Massimo detto anche Nuovo.

Due anni dopo, il 15 agosto, i Gesuiti vi presero dimora  e il 18 Ottobre inaugurarono il primo anno scolastico del corso di studi di Filosofia e Teologia. I lavori inizialmente furono seguiti forse dal Collipietra, architetto del senato, poi dal gesuita Natale Masuccio.

Tra il 1632 e il 1636 hanno inizio, su progetto redatto prima del 1628 dal gesuita Tommaso Blandino, i lavori per la prima espansione del Collegio, conosciuta come “secondo quadrilatero di tramontana”. Infine tra il 1675 e il 1695 fu portata a termine la cosiddetta “grande aggiunzione” dove si trovò impegnato il gesuita Angelo Italia, siciliano di Licata (Ag). Con quest’ultima opera ha fine l’espansione dell’edificio mentre i lavori di completamento del fabbricato dureranno fino al XIX sec. con il prospetto neoclassico su Piazza Sett’ Angeli.

Nel 1773, il Papa ordina la soppressione dell’ordine dei Gesuiti e l’ex collegio Massimo di Palermo viene confiscato e prende il nome di Real Convitto Ferdinando e Real Biblioteca. I lavori di ristrutturazione furono affidati a Giuseppe Venanzio Marvuglia.

Il Collegio Massimo nel 1784 ospitò l’Accademia degli studi, una scuola per i Ragazzi appartenenti all’aristocrazia, ma di disagiate condizioni economiche.

Nel 1799, gli avvenimenti politici costrinsero Ferdinando III ad abbandonare Napoli ed a rifugiarsi a Palermo. Il Palazzo Reale, dove sino a quel tempo erano sistemati i Tribunali ed altri uffici pubblici, risultava abbastanza angusto per accogliere l’intera Corte, sicchè fu deciso di trasferire questi uffici allo Steri, pur lasciando intatti i locali preesistenti. Il Gioco del Lotto, prima allocato allo Steri, venne trasferito nel cortile di quello che era stato il Collegio Massimo dei Gesuiti, cioè l’odierno cortile del Convitto Nazionale.

Nel 1817 la Biblioteca e il Convitto furono separati.

Nel 1860 la Compagnia di Gesù venne nuovamente espulsa. L’edificio del Collegio Massimo mantenne la Biblioteca con il nuovo titolo di Nazionale (oggi Regionale), ed ospitò anche il Real Liceo e Ginnasio “Vittorio Emanuele II”, nonché scuole elementari. Il Convitto Real Ferdinando fu convertito nel Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II destinato alla “educazione ed istruzione della gioventù maschile di famiglie civili” e si sviluppò notevolmente acquisendo altri locali dell’antico Collegio Massimo, e tra questi anche lo splendido refettorio avente le pareti rivestite in legno decorato con intarsi.

Dopo la definitiva espulsione dei Gesuiti, il Museo Salnitriano, dal suo fondatore padre Ignazio Salnitro che lo fondò nel 1730,fu purtroppo in gran parte spogliato e quanto di esso rimase venne poi incorporato nel Museo Nazionale.

Il Convitto Nazionale, che ebbe la sua origine nel 1860, con regolamento approvato con R.D. del 18 giugno 1863, n.786, venne ordinato in modo conforme a quelli istituiti dal Governo nell’Italia continentale.
Nel 1999 l’istituto assunse il nome di Convitto Nazionale Giovanni Falcone.

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